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L’immagine che ognuno di noi ha del carcere
affonda le radici nell’atavico conflitto
tra esigenze personali e norme da seguire
di Chiara Simonelli e Marta Giuliani


“La porta fu chiusa, e Dantés camminò con le mani stese innanzi a sé fino a che urtò nel muro; allora si sedette e restò immobile mentre i suoi occhi, abituandosi un poco alla volta all’oscurità cominciarono a distinguere gli oggetti
(A. Dumas, Il Conte di Montecristo, 1844)


L’interesse per l’origine ed il significato dei sogni da sempre è stato oggetto di riflessione per molti filosofi, letterati e artisti.
Il senso divinatorio del sogno fu testimoniato già nell’Antica Grecia dallo scrittore Elio Aristide (117-180) e nei suoi “Discorsi Sacri” egli descrisse il rito religioso dell’incubazione. Quest’ultimo consisteva nel far dormire una persona malata nel tempio del dio Asclepio il quale, al risveglio del dormiente, ne avrebbe poi interpretato il sogno per mezzo di un suo sacerdote, suggerendo la cura specifica alla sua malattia.
Circa un secolo dopo, sempre in Grecia, Artemidoro scrisse l’Onirocritica, un’opera in cinque libri in cui il carattere premonitore del sogno, viene definito come “un movimento dell’anima, rivelante varie cose, buone o cattive, che avverranno”. Questa impostazione profetica del mondo onirico ha trovato molto seguito nella storia della letteratura: basti ricordare Dante Alighieri nella Vita Nova (1293-1295). Qui il sommo poeta rivela che Amore, apparsogli nella notte, gli aveva preannunziato la morte dell’amata Beatrice.
Ma andando a studiare i vari autori e artisti che hanno reso il mondo dei sogni protagonista delle proprie opere, emerge in modo importante l’attenzione rivolta a quelle manifestazioni oniriche a “contenuto angoscioso”, chiamate abitualmente incubi.
Secondo antiche credenze mitologiche, il termine Incubus indicava un essere demoniaco di aspetto maschile, un genio malefico, che opprimeva la donna durante il sonno, dapprima comunicandole un senso generale di soffocamento per congiungersi carnalmente con lei subito dopo. Nella versione femminile del mito, invece, l’entità demoniaca è una donna, denominata Succubo, che giace sotto l’uomo che dorme e lo tormenta con immagini angoscianti che anche in questo caso precedono l’amplesso. Lo sfondo erotico individuabile nella storia di questi due termini rimanda al rapporto fusionale che c’è tra il nostro mondo onirico e quello della veglia: essi si appartengono profondamente anche quando, stando all’apparenza, la loro relazione è impossibile tanto è conflittuale o perfino persecutoria.
Nonostante una visione premonitrice dei sogni sia sopravvissuta fino a noi con la Smorfia, il cui nome sembra derivare dal dio greco del sonno Morfeo, più di un secolo fa il grande Sigmund Freud sottrasse per sempre la sfera onirica all’area scaramantica e la riportò all’interno della nostra mente. L’individuo è infatti il vero artefice dei propri sogni, sceneggiatore, attore e regista del proprio palcoscenico notturno.
Ma perché si possa arrivare a comprendere il significato di questi messaggi, che più volte e ogni notte vengono rappresentati nel “nostro cinema personale”, è importante andare a individuare alcuni aspetti che influenzano la costruzione del sogno, determinandone non solo la natura ma anche il contenuto.
Parlando in termini generali possiamo dire che ciò che conta in un essere umano è l’assetto caratteriale: quell’insieme di punti di forza e di debolezza che contraddistingue ogni individuo. Il carattere si forma nei primi anni di vita e si plasma in uno specifico contesto familiare e sociale. Senza voler trascurare l’apporto della genetica che ha un suo ruolo, possiamo davvero immaginare l’unicità del singolo nella sua struttura mentale e nel suo modo di rapportarsi con sé e col mondo.
Come per ogni altra attività anche il rapporto con i sogni rispecchia il carattere: c’è chi ricorda i sogni e chi no, c’è chi li descrive con mille dettagli e a colori e chi invece trattiene poco o nulla e magari in bianco e nero, c’è ancora chi si sente molto turbato dai propri contenuti onirici e chi non attribuisce alcun valore al peggiore degli incubi.
Tutto questo riflette il rapporto che ognuno di noi ha con l’irrazionale, che spesso si presenta come poco gestibile e accettabile, nella nostra contrattazione interna tra desideri, bisogni e realtà.
Da sempre il ruolo dei genitori e della società è anche quello di contenere certi impulsi che ci spingerebbero dove la morale e il buon senso non vorrebbero, causando inevitabili frustrazioni. Ma molto spesso, tanto da bambini quanto da adulti, obbedire alle richieste esterne per essere amati ed accettati si scontra con la percezione di evidenti ingiustizie e contraddizioni. Come fare in questi casi a tenere a freno i bisogni e le spinte interne contrarie alla propria educazione?
Per rispondere a queste domande è necessario approfondire il ruolo che giocano nella nostra vita le misure restrittive, e quindi, in termini più metaforici, l’immagine che ognuno di noi ha del carcere, il cui significato simbolico affonda le radici nell’atavico conflitto tra esigenze personali e norme da seguire.
Ogni persona, infatti, sperimenta ripetutamente nella propria vita la punizione, principalmente nell’infanzia, e se il principio per cui un adulto mette in atto un comportamento severo viene condiviso e interiorizzato dal bambino, si avrà come conseguenza la nascita di un senso di colpa per lo sbaglio commesso e, quindi, una condivisione della “condanna” inflitta. Il senso di colpa è potenzialmente utile in queste dinamiche di relazione perché consente all’individuo di riparare al torto fatto, magari attraverso l’empatia, ovvero quel sentimento che permette di capire le emozioni e le esigenze dell’altro per rispettarle.
In età evolutiva è importante assorbire ed elaborare giorno dopo giorno le norme che vengono trasmesse, imparando a gestire i conflitti interni tra ciò che è giusto per sé e quello che invece è giusto per il mondo; inoltre, saper valutare le conseguenze delle proprie azioni crea quell’importante bagaglio di esperienza che ci permette ogni volta di decidere se e quanto possa essere utile o dannoso trasgredire! Ecco però che quando si sente di aver azzardato troppo e si sente la necessità di essere contenuti o di espiare qualche colpa, sia essa reale o anche solo immaginata, l’inconscio dell’individuo si attiva, sotto forma di sogno, a rispondere a questo bisogno di controllo o di punizione costruendo una prigione onirica.
Il carcere, che per antonomasia è il luogo in cui si viene privati della libertà di essere e di agire, può tuttavia diventare anche l’espressione di un limite insopportabile che si vive nella propria vita reale e comunicare quindi alla persona una necessità o un bisogno di evasione.
Tanto per fare un esempio tratto dall’attività clinica, non è raro che questo contenuto simbolizzi una relazione affettiva vissuta come limitante e frustrante. Un paziente molto triste per il proprio matrimonio infelice sogna, infatti, di fuggire da un vecchio carcere buio e scuro – due aggettivi che rimandano al suo vissuto depressivo – per ritrovarsi in un ambiente aperto e assolato.
Il desiderio di potersi esprimere più liberamente e di ricevere calore e affetto non possono tuttavia prescindere dalla considerazione storica della scelta di una partner frustrante: nasce allora l’ipotesi che la prigione sia stata costruita dal sognatore stesso per motivi molto antichi quanto a lui stesso oscuri!
Ritorniamo quindi al carattere personale che determina le nostre scelte private e pubbliche, funzionali o disfunzionali. Il nostro carcere allora prenderà sfumature diverse potendo addirittura rappresentare una roccaforte costruita precocemente e da noi stessi contro un mondo minaccioso.
Perché tanti significati? Il fatto è che ogni traduzione per avvicinarsi al cuore del messaggio onirico deve tener conto della personalità e della storia tipica del sognatore.
Non tenendo conto di questo si rischia una banalizzazione che nessuno dei nostri sogni si merita.

Chiara Simonelli è professoressa presso l’Università Sapienza di Roma e presidente della Federazione Europea di Sessuologia

 

 



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