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Intervista a Maria Senese, vedova di Nicandro Izzo.
di Tiziano Boi

Signora Maria, come accolse la notizia che il Ministero di Grazia e Giustizia aveva disposto per motivi precauzionali il trasferimento di suo marito presso il carcere di Regina Coeli a Roma?

“Io non sapevo nulla, mio marito mi disse solo che doveva essere trasferito a Roma, semplicemente perché in quel carcere c’erano dei disordini e non mi disse mai, forse per non farmi preoccupare, che aveva ricevuto delle minacce di morte da parte della camorra”.

 Lei dov’era la mattina di quel tragico 31 gennaio 1983 e come apprese la notizia dell’uccisione di suo marito?

“Quella mattina mi chiamò Mario Marrandino (ragioniere presso il carcere di Poggioreale) un amico di Nicandro, che mi chiese se fossi sola in casa, quando seppe che ero sola mi disse solamente che Nicandro era caduto scendendo le scale in istituto ma che non era successo nulla di grave e che lo avevano portato in ospedale. Mi recai subito a scuola a prendere i bambini per andare a casa dei miei genitori a Pignataro Maggiore. Gli autobus non passavano e così decisi di chiedere un passaggio ai colleghi del carcere di Santa Maria Capua Vetere che era lì vicino. Quando mi aprirono il cancello ed io mi qualificai mi trattennero nell’ufficio del direttore, il quale malgrado la mia agitazione cercò di tranquillizzarmi dicendomi che non era accaduto nulla di grave. Con una macchina di servizio mi accompagnarono a Pignataro. Sotto casa dei miei genitori c’era il caos, gente che urlava, mia madre che piangeva, poi tornò mio padre con i carabinieri del paese dai quali era stato chiamato per essere informato su quanto avvenuto. I militari ci accompagnarono a Poggioreale e quando arrivammo c’era un silenzio surreale e allora capii che mio marito era stato ucciso”.

Come ha ha vissuto dopo la tragica scomparsa di suo marito, ancora giovane e con due figli piccoli da crescere?

“Lasciai il mio appartamento a Santa Maria Capua Vetere e mi trasferii a Pignataro a casa dei miei genitori perché non volevo rimanere sola e così feci trasferire i bambini alle scuole del paese”.

Che uomo era suo marito? Provi a descriverlo.

“Mio marito era una persona dedita solo alla famiglia e al lavoro ed amava molto l’ordine e la sua divisa”.

 I suoi figli come hanno vissuto la mancanza di un padre scomparso così prematuramente?

“È mancato tutto, l’affetto e la presenza. Mio figlio Antonio, che era il più piccolo, cercava sempre il suo papà. Mi chiedeva quando tornasse a casa il papà ed io gli dicevo che era stato trasferito e poi che era andato in ferie, cercando sempre di rimandare la verità”.

Lo scorso 31 maggio il comune di Pignataro Maggiore ha voluto intitolare a suo marito uno spazio verde della città. Quali emozioni ha provato durante la cerimonia?

“Ho rivissuto tutta questa orribile storia, è stata un’emozione tale da non capire più nulla, non riesco a poterla descrivere a parole. È stata un’emozione forte e bella ma al tempo stesso un dolore che si è rinnovato un’altra volta”.

Lo Stato e il Ministero della Giustizia le sono stati vicino materialmente e moralmente in tutti questi anni?

“Si, non posso assolutamente dire il contrario, mi hanno aiutato su tutto, e sono stati sempre presenti, e continuano ad aiutarmi in tutto, in modo particolare con i miei figli i quali sono stati aiutati a trovare un’occupazione. Oggi Orsola lavora presso la Questura di Rimini, mentre Antonio lavora presso un distaccamento della Presidenza del Consiglio a Caserta”.

L’esempio e il dovere

L’arruolamento e le sedi di servizio

Nato a Calvi Risorta il 1° dicembre del 1944, piccolo comune del casertano, Nicandro Izzo si arruolò nel Corpo degli Agenti di Custodia il 30 marzo del 1967.
Svolse il corso di formazione presso la Scuola Allievi di Cairo Montenotte (SV) al termine del quale venne assegnato alla Casa Lavoro dell’Isola di Gorgona (LI).
Nel 1969 venne trasferito presso la Direzione della Casa Circondariale di La Spezia dove rimase in servizio fino al gennaio 1970, per poi essere definitivamente assegnato nel luglio del 1976 alla Casa Circondariale di Napoli Poggioreale dove prestò servizio fino al 31 gennaio del 1983, data della sua morte.

La Storia

Comandato di servizio al controllo e accettazione pacchi indirizzati ai detenuti, Nicandro seppe svolgere con fermezza e rigore il compito assegnatogli, attenendosi sempre alle ferree regole che disciplinano tale servizio, senza mai “concedere” il passaggio di oggetti non consentiti, sapendo bene che, molti dei pacchi che venivano controllati, erano destinati ad importanti camorristi del carcere che, malgrado oggettive difficoltà, cercavano sempre di controllare i loro criminosi affari all’esterno. Rigide regole, la cui scrupolosa osservanza non piacque affatto alla camorra. Vistasi oltraggiata ed osteggiata da un’Agente di Custodia, un figlio dello Stato nemico, la camorra ne sentenziò la morte.
Diverse minacce, regolarmente denunciate, erano giunte a Nicandro e, proprio per questo motivo, il Ministero di Grazia e Giustizia dispose, a tutela della sua persona, il trasferimento a Roma presso il carcere di Regina Coeli.
Ma Nicandro non raggiunse mai la destinazione “protetta”. La mattina di quel 31 Gennaio 1983, dopo aver salutato il ragioniere dell’Istituto di Poggioreale, suo compaesano ed amico, Nicandro Izzo fu freddato da un colpo di pistola alla testa mentre a piedi stava raggiungendo porta Capua da dove avrebbe preso il pullman per tornare a casa.

La famiglia

Sposato con Maria Senese, nata a Pignataro Maggiore, ebbe due figli, Orsola e Antonio, che all’epoca della sua scomparsa avevano rispettivamente otto e sei anni. La Signora Maria, rimasta sola a S. Maria Capua Vetere dove abitava con il marito e i figli, dopo la scomparsa di Nicandro decise di tornare al paese natale a casa dei genitori, grazie all’aiuto dei quali ha continuato a crescere i suoi adorati figli.

L’intolazione dell’area verde attrezzata a Pignataro Maggiore (Ce) 31 Maggio 2010

L’Isp.re di Polizia Penitenziaria Giorgio Valente, in servizio al CPA di Napoli presso il Tribunale dei Minorenni, all’epoca dei fatti aveva solamente tredici anni, e non immaginava nemmeno che qualche anno dopo si sarebbe arruolato nel Corpo degli Agenti di Custodia. Giorgio ci ha raccontato di aver partecipato con i compagni della sua scuola (era studente alle scuole medie) ai funerali di Stato che si tennero a Pignataro Maggiore. A 27 anni dalla morte, Giorgio Valente ricorda così Nicandro Izzo: “Ho sentito il dovere morale, come appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria e come concittadino di Nicandro di intraprendere questa iniziativa in ricordo di una persona onesta, un servitore dello Stato, amato e rispettato da tutti, amici e colleghi. La scorsa estate mi sono attivato dapprima andando a casa della signora Maria, chiedendole se le avrebbe fatto piacere che io intraprendessi tale iniziativa, poi rivolgendomi al Sindaco di Pignataro Maggiore il quale mi ha dato tutto il suo appoggio e infine inviando tutte le richieste necessarie al Ministero della Giustizia affinché questo mio desiderio potesse consegnare a Nicandro il tributo che meritava. Con immensa soddisfazione posso dire che grazie all’aiuto e alla fattiva collaborazione di molte persone, autorità e istituzioni, tutto ciò è stato realizzato in una cornice di grande partecipazione e commozione lo scorso 31 Maggio”.