Una grande risorsa

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Il carcere della piccola isola di Favignana è un esempio di collaborazione con la comunità locale
di Giuseppe Mazzella

Incontro con Paolo Malato Direttore della casa di reclusione di Favignana


L’arcipelago delle Egadi sorge al largo delle coste occidentali della Sicilia, di fronte a Trapani, ed è formato dalle isole di Levanzo, Marettimo, l’isolotto di Formica, oggi sede di una comunità di recupero, e Favignana, la più grande, estesa circa venti chilometri quadrati e sede dell’unico comune. Favignana, che dall’alto appare come una farfalla che si libra nel blu del Mediterraneo, al pari delle altre isole dell’arcipelago, possiede notevoli bellezze paesaggistiche, con parchi marini protetti, che ogni anno attirano numerosi turisti italiani e stranieri. Una risorsa importante che porta nei mesi estivi i suoi 2.800 abitanti a crescere fino a dieci volte tanto e che ha in parte arginato la crisi economica e un temuto spopolamento in seguito alle limitazioni della pesca e alla chiusura dello stabilimento Florio per la lavorazione del tonno, da cui gli isolani traevano un tempo gran parte del loro reddito. Un turismo, però, che dura poco più di due mesi e che non è sufficiente a garantire una continuità economica e sociale, tuttavia assicurata, anche se solo in parte, dalla casa di reclusione. «Il nostro istituto, esordisce il direttore, dottor Paolo Malato, non è un caso che sia al centro, a Piazza Amatrice, il cuore del paese, con il quale ha un forte radicamento e per cui svolge un ruolo di primo piano». Paolo Malato, 50 anni, originario di Marsala, sposato con due figli, è da circa dieci anni direttore della casa di reclusione dell’isola, impegno che divide con altri due incarichi, la direzione degli istituti di Marsala e di Castelvetrano. La casa di reclusione è ospitata in un’antica costruzione del XII secolo, edificata per difendere gli abitanti dalle invasioni saracene. Ristrutturata come fortezza nel XVI secolo, a metà Ottocento divenne prigione borbonica che Garibaldi espugnò, liberando alcuni detenuti che si unirono alle sue camicie rosse che sbarcarono a Marsala.

Al direttore, che ci riceve nel suo ufficio, assieme ai suoi collaboratori, chiediamo:

Direttore, da cosa dipende questo feeling del carcere con gli isolani?

«In effetti, posso affermare che a Favignana quest’esperienza di sinergia è veramente produttiva. L’istituto, anche per la sua centralità, fa parte del contesto sociale e culturale isolano. L’istituto di Favignana non si può paragonare ad altri della terraferma, perché ha una sua collocazione geografica e una sua specificità rispetto alla sicurezza sociale, proprio per la sua insularità. Qui abbiamo un ambiente perfettamente integrato. Il nostro carcere è aperto, è a contatto con il paese, non solo di recente, ma da anni lontani. Molti sono, infatti, i detenuti che si sono stabiliti a Favignana, una volta scontata la pena. Si sono stabiliti facilmente, perché alla base esistono delle esperienze di collaborazione nel tempo e non c’è pregiudizio da parte della popolazione locale nei confronti delle persone detenute. Abbiamo, per esempio, in questo momento due detenuti in semilibertà, che ogni mattina vanno a lavorare fuori. Rispettano le regole e sono accettati dalla popolazione. Altro esempio è costituito dagli incontri di calcio che sono tenuti periodicamente tra detenuti e ragazzi della parrocchia del nostro cappellano, padre Umberto, e questo la dice lunga sul clima che qui si respira. Una cosa importante sono anche i colloqui, che si svolgono con serenità tra i detenuti e i loro familiari negli spazi verdi che abbiamo creato all’interno del carcere, dove abbiamo sistemato anche dei giochi per bambini».

Una sinergia che è esaltata anche dalle attività che si svolgono nell’istituto.

«Le attività trattamentali qui sono diverse e possono svolgersi al meglio, grazie alla grande disponibilità del personale che a volte rimane anche al di là dell’orario di servizio per consentirne lo svolgimento. Possiamo affermare che non c’è nessuno dei detenuti che sta in ozio. La giornata inizia alle 7,30, con la colazione nella cella e le pulizie, poi tutti sono impegnati. Chi nelle attività domestiche e nella m.o.f., che occupano circa 80 persone. Purtroppo la nostra struttura, questo è il lato dolente, è in gran parte fatiscente e ormai inadatta, nonostante i continui interventi edilizi. Per cui è urgente che sia realizzato un nuovo carcere, che speriamo di poter avviare nel corso di quest’anno e completare nei quattro anni successivi. I detenuti, al momento, sono ospitati in camerotti da sei o in celle singole, ricavate nei fossati del castello, dove d’inverno è freddo e d’estate è soffocante, senza considerare l’umidità. Per fortuna per circa cinquanta di loro, le attività sono in un ambiente diverso, a circa trecento metri dall’istituto, dove sorgerà proprio la nuova struttura. Ogni mattina i detenuti sono accompagnati con il cellulare alle lavorazioni, in quattro attività ben avviate che sono la falegnameria, la tessitoria, l’officina meccanica e la sartoria. Nella falegnameria sono prodotti stipetti e altre suppellettili per le esigenze nostre e di altri istituti. Nell’officina meccanica realizziamo lettini di ferro, ci occupiamo della manutenzione del nostro parco macchine e del servizio autolavaggio sia per le altre forze dell’ordine presenti nell’isola sia per clienti privati, che pagano una tariffa concordata e che produce ulteriore reddito per i detenuti. Nella tessitoria realizziamo tele che utilizziamo per confezionare poi nella sartoria pantaloni, giacche da lavoro, camicie e anche tende».

Quali sono le attività scolastiche?

«Abbiamo un corso di alfabetizzazione, sia per gli extracomunitari sia per quei soggetti che sono privi d’istruzione e un corso di scuola media. Alcuni volontari, poi, impartiscono lezioni private a quei detenuti iscritti alle scuole medie superiori per geometri e ragionieri e anche qualcuno che frequenta l’Università, grazie ad alcuni volontari A.V.U.L.SS. di Trapani».

Per quanto riguarda le attività sportive e ricreative?

«Per quanto riguarda le attività ricreative e sportive, c’è un campo di calcetto, dove a turno, tutti i pomeriggi giocano i detenuti e una palestra per le sei sezioni. Per le attività ricreative sono disponibili due laboratori di scenografia e attività teatrale. Con il Comune di Favignana abbiamo avviato una fruttuosa collaborazione, con varie attività proiettate all’esterno, come le gare di pesca, con una quindicina di detenuti che vi partecipano. Da alcuni anni, inoltre, un gruppo di detenuti volontari si impegna gratuitamente per la pulizia delle spiagge. Una iniziativa della quale pochi giorni fa si è interessata anche la trasmissione Rai “Linea Blu”. Grazie al laboratorio teatrale organizziamo non solo recite all’interno dell’istituto, ma anche molte attività in piazza, nell’ambito delle manifestazioni turistiche estive isolane. A queste manifestazioni partecipano circa una ventina di persone, anche detenuti con fine pena alti ed extracomunitari. Con l’Amministrazione comunale organizziamo anche una mostra di prodotti artigianali realizzati dai detenuti e il cui ricavato è in parte da loro stessi offerto in beneficenza. A Favignana, grazie proprio a questa apertura all’esterno, facciamo molto per il recupero e il reinserimento. Attualmente circa il cinquanta, sessanta per cento dei detenuti fruisce di benefici premiali, tenuto conto che l’insularità della sede si presta a queste forme avanzate di recupero e reinserimento sociale. Cosa che sulla terraferma è un po’ più difficile. Una cosa è la città e un’altra è Favignana, dove c’è una totale assenza di criminalità organizzata».

Per il futuro, cosa c’è in cantiere?

«In un futuro abbastanza vicino c’è innanzi tutto la ristrutturazione dei reparti detentivi del carcere, che sono veramente inadatti, e la costruzione del nuovo istituto su due piani, che potrà ospitare mediamente 100 detenuti. Per i tempi sono previsti 48 mesi dall’inizio dei lavori. Speriamo che si riesca a mantenere questo calendario».

Il personale che lei coordina, che ha un’età mediamente alta e quindi si è formato sui modelli della vecchia scuola, riesce a dare il meglio di sé?

«Il personale è certamente all’altezza, ed è dotato di adeguata professionalità. Se in altri istituti più grandi è alto il rischio di un rapporto spersonalizzante, questo a Favignana non avviene. E questo, credo, è il valore aggiunto che possiede l’istituto da me diretto».

Tipo: casa di reclusione con Sezione Casa di lavoro e Base Navale
Indirizzo: Piazza Castello n° 21
Anno di costruzione: XII secolo – ristrutturato nel XVI secolo
Modello architettonico: castello
Capienza detenuti: prevista 100 unità, di tolleranza 148
Presenza effettiva: 132
Numero sezioni: 9 (di cui 7 detentive: 6 comuni + 1 internati)
Numero camere detentive: 51

Elementi specifici

Strutture sportive: 5 palestre, 1 campo di calcetto
Ricreative: sala teatro, 3 salette per lavori artigianali, biblioteca
Religiose: una cappella
Lavorative: 4 lavorazioni industriali (officina sarti, officina meccanica, officina falegnami e officina tessitori) lavorazioni domestiche (muratori, elettricisti-idraulici, cucinieri, scopini)
Spazi sociali: area verde per colloqui familiari

DATI RELATIVI AL PERSONALE

Personale di Polizia Penitenziaria

Uomini: 111 di cui 20 appartenenti alla Base Navale
Donne: 2
Personale Area educativa: 3
Personale Area amm/vo-contabile: 6
Personale Area sanitaria: 1 dirigente sanitario, 6 medici di guardia, 2 infermieri di ruolo e 4 a parcella, 5 branche specialistiche

RAPPORTI CON

Volontariato: AVULSS e volontari isolani
Enti Locali: Comune di Favignana, Provincia Regionale di Trapani
Altri Enti: Ser.T di Trapani per cura e trattamento detenuti tossicodipendenti

ATTIVITÁ

Scolastiche: corso di scuola elementare e media inferiore, corso professionale di Commis cucina
Culturali: laboratorio teatrale, laboratorio scenografico, biblioteca
Ricreative: attività di reparto (ping pong, calcio da tavolo, dama, bocce)
Altro: tornei di calcetto

Pregi e difetti di un piccolo istituto
Parla il comandante Leonardo Torrente

L’ispettore superiore, sostituto Commissario Leonardo Torrente, originario di Favignana, è dal 1989 comandante di reparto. Con precedenti esperienze a Roma, Trento e Palermo, racconta: «Lavoriamo in parte su quattro quadranti e in parte su tre quadranti. Per il nucleo traduzioni ci appoggiamo a Trapani, mentre disponiamo di un servizio navale con due motovedette. Il personale da me coordinato è di 91 unità, di cui il settanta per cento è originario dell’isola. L’istituto dispone di nove piccole sezioni, di cui sei funzionanti. La zona detentiva è nel fossato, dove esiste una situazione di fatiscenza della struttura, che cerchiamo di rendere meno pesante, con continui interventi di manutenzione. Per quanto riguarda i corsi di aggiornamento, in questo momento presso la Scuola di Catania abbiamo mandato una sola unità, a causa delle esigenze di servizio. In questo momento i detenuti sono 130, più 15 internati, con un’età media intorno ai 35 anni. Confesso che, alla luce delle grandi trasformazioni che sta attraversando da anni l’istituzione carcere, io ho avuto qualche difficoltà. Mi sono però sforzato di applicare le riforme, nonostante la mia formazione diciamo un po’ datata, dato i miei 37 anni di servizio. Ho cercato di modificare anche la mia mentalità e ho cercato di comunicare tutto questo al personale da me coordinato».

La voce degli agenti

L’ispettore capo Vito Malato, 45 anni, originario di Trapani, preposto al servizio navale, istituito nel 1985, dove coordina 20 persone, più una distaccata proveniente da Venezia, lamenta che la dotazione dei mezzi navali d’altura, “V3” e “V4”, sono obsoleti e si fatica a mantenerli in efficienza e sicurezza. «Dovendomi occupare non solo del servizio penitenziario, ma anche dei casi di emergenza, del trasporto di persone traumatizzate o di ricerche in mare – aggiunge – mi auguro che presto siano dati in dotazione mezzi navali più idonei». L’assistente capo Giuseppe Bianco, 40 anni, originario di Favignana, dove si occupa delle sezioni e della portineria, dichiara che il suo lavoro comporta grande concentrazione, sia per i rapporti con i detenuti, sempre delicati, sia per creare un buon clima di collaborazione con i colleghi. Il nostro, conferma, sta diventando sempre più un lavoro di educatori e meno custodiale. L’assistente capo Salvatore Ingrassia, 44 anni, originario di Favignana, in istituto dal 1983 dove è impegnato nella gestione dello spaccio per il personale, afferma che un problema serio è quello di riuscire a competere con i prezzi che si praticano negli altri esercizi di Favignana, per cercare di restare competitivi, poiché lo spaccio e il servizio bar rappresenta un momento di incontro del personale, dove ritrovare un momento di relax in un lavoro sempre molto impegnativo. L’assistente capo Nicolò Rinaudo, 41 anni, originario di Favignana, qui dal 1990, dove si occupa del servizio a turno, dei colloqui e della portineria, chiarisce che si è costretti a ricoprire nel tempo diversi servizi a causa della scarsità del personale, ma che questo non rappresenta necessariamente un male, perché comporta una maggiore e più approfondita conoscenza dei propri compiti. Il sovrintendente Luigi Valletta, 47 anni, originario di Enna, a Favignana da 28 anni, responsabile del reparto industriale, dove sovrintende le lavorazioni da circa tre anni, dichiara di essere contento dell’impegno dei detenuti che lavorando, non solo acquisiscono una professionalità e ottengono un reddito, ma progrediscono nel processo di recupero.

Il mio compito è dare speranza
Parla il cappellano dell’istituto, Padre Umberto

Padre Umberto, appartenente alla Congregazione dei Figli della Carità detti Canossiani, 68 anni, originario di Abano Terme, cappellano a Favignana da circa tre anni, racconta la sua esperienza religiosa e umana: «Questa è un’esperienza che nel mio servizio pastorale e sacerdotale mi mancava. Certo è un privilegio per un sacerdote poter fare questa esperienza, non solo con i detenuti, ma anche con il personale, con il quale mi trovo benissimo. Mi sono proposto già dalle prime settimane di entrare in sintonia con ogni persona. E vedo che è veramente necessaria la presenza di un sacerdote per tutti, specialmente per quanti devono sopportare un’esperienza veramente dolorosa nella loro vita. Il compito di un sacerdote è quello di dare speranza. E far capire loro che sono amati da Dio, anche se hanno sbagliato. Purtroppo in questi ultimi anni sono venuti a mancare i volontari, anche se attualmente sono aiutato da una suora canossiana e da una signorina che da tanti anni fa la volontaria. Questo perché i giovani migliori se ne vanno tutti dall’isola per studio, per lavoro. Ed è sempre più difficile, e lo posso costatare anche come parroco della Chiesa Madre di Favignana dell’Immacolata Concezione, poter avere giovani preparati culturalmente e psicologicamente. Il nostro vescovo, monsignor Francesco Micciché, è molto presente nel nostro carcere e dà un aiuto consistente ai tanti bisogni dei nostri detenuti».

L’ufficio segreteria
Incontro con Antonino Rallo, responsabile dell’Ufficio Segreteria

Antonino Rallo, collaboratore B3, originario dell’isola di Favignana, nell’Amministrazione da 27 anni, responsabile dell’ufficio segreteria del personale del comparto ministero e del comparto sicurezza, afferma: «Mi occupo di tutte le pratiche che interessano il personale di Polizia Penitenziaria, trasferimenti, cause di servizio e poi anche del personale del comparto ministero, per tutto quanto riguarda assenze, trasferimenti. Sono coadiuvato da un altro collega, addetto al protocollo, anche lui collaboratore B3. Qui abbiamo avuto qualche problema, qualche tempo fa, con la nuova tecnologia informatica, non avendo nessuno di noi una preparazione specifica. Siamo però riusciti, aiutandoci l’un l’altro, ad impossessarci del minimo di conoscenza tecnologica. Tutto cambia e anche il nostro modo di vedere il nostro lavoro ha subito grandi mutamenti. Ai quali cerchiamo, anche se con grande sforzo, di adeguarci».

Una forte collaborazione
Parla il Sindaco di Favignana, Gaspare Ernandez

«Sicuramente la casa di reclusione è un’importante risorsa per le Egadi, perché nel tempo l’attività carceraria ha sempre prodotto del reddito e quindi la nostra politica è quella di mantenere, anzi migliorare, la struttura carceraria». Così afferma Gaspare Ernandez, 47 anni, sindaco di Favignana dal 2003. «Mi auguro – aggiunge – che già quest’anno sia appaltata la nuova opera che sarà realizzata sopra le attuali lavorazioni. La vecchia struttura, una fortezza spagnola e borbonica, una volta costruito il nuovo carcere, tornerà alla diretta fruizione del cittadino, e sarà destinata ad attività culturali. Siamo impegnati a mantenere quelli che sono gli operatori sul territorio, favorendo attività di integrazione tra la popolazione carceraria e la realtà isolana, come stiamo facendo, promuovendo mostre di artigianato, giornate ecologiche con pulizia delle spiagge, che ripetiamo da qualche anno al Lido Burrone e al Lido La Playa; organizziamo, inoltre, spettacoli di teatro in piazza e attività sportive, come la gara di pesca e gli incontri di calcio. Stiamo mettendo in campo, poi, un progetto per recuperare, grazie al lavoro dei detenuti, i famosi muretti a secco che perimetrano le aree private dell’isola che ricadono in zona pubblica. Intendiamo anche recuperare i giardini ricavati nelle cave per renderli fruibili. In sostanza abbiamo creato una forte e proficua sinergia tra istituzione carcere, amministrazione comunale e cittadini delle Egadi, di cui siamo orgogliosi».

Attività, corsi e un vademecum
Incontro con Eugenio De Martino, responsabile dell’Area educativa

«Come educatore sono solo, anche se posso però contare su due collaboratori B2 – afferma Eugenio De Martino, 49 anni, originario di Trapani, a Favignana dal 1994, responsabile dell’Area educativa – nonostante negli ultimi anni i compiti si siano moltiplicati e si è fatta sempre più evidente l’esigenza di altri educatori. Cionostante posso dirmi abbastanza soddisfatto, soprattutto per la vocazione dell’istituto che ha un rapporto molto positivo con l’isola e con l’Amministrazione comunale. Oggi il carcere è uno dei motori principali dell’estate favignanese. E questo è importante. All’interno le attività maggiori sono rappresentate dalle lavorazioni eseguite in tre sale artigianali che consentono la partecipazione mediamente di circa 60 detenuti ad attività di piccolo artigianato, i cui prodotti vengono esposti e commercializzati nei mesi estivi. I detenuti, poi, hanno a disposizione una palestra per ogni reparto, un campo di calcetto, una sala adibita a proiezione cinematografica e a rappresentazioni teatrali, e una piccola biblioteca fornita di circa tremila volumi, abbastanza frequentata. Oltre ai corsi di alfabetizzazione e scuola media, abbiamo organizzato un corso di commis di cucina, e stiamo per iniziare una collaborazione con “Il Giornale di Sicilia” che ha una sua edizione a Trapani, che ospiterà una rubrica fissa dedicata al carcere. Nel mio lavoro posso contare su 3-4 insegnanti che si occupano di alfabetizzazione e della scuola media e su alcuni volontari che aiutano i detenuti che vogliono continuare gli studi alle superiori o all’università. Quindi nel complesso non ci possiamo lamentare. Un problema, però, resta ed è che il rapporto degli educatori con i detenuti in una certa misura si è andato deteriorando nel tempo, a causa dell’aumento degli adempimenti, peraltro necessari, che tolgono spazio ai rapporti diretti con i detenuti. Nel prossimo futuro il problema potrà essere superato con i nuovi corsi. Nell’immediato, credo resti il problema della comunicazione. Io sto preparando, assieme ai miei collaboratori, una sorta di vademecum approfondito, da consegnare al detenuto che ha necessità di comprendere i meccanismi del carcere. Il detenuto, infatti, trovandosi in una condizione di coercizione, ha necessità di acquisire informazioni e comprendere i meccanismi senza però strumentalizzarli. Infatti, solo nel momento in cui i rapporti diventano chiari e le responsabilità definite, chi strumentalizza può essere facilmente individuato».

Un lavoro delicato
Incontro con Salvatore La Porta e Michele Santamaria dell’ Area contabile

Salvatore La Porta, impiegato B2, 52 anni, a Favignana dal 1994, è impegnato nell’ufficio delle manifatture, cioè delle attività lavorative che svolgono i detenuti, è coadiuvato da altri due colleghi, mentre sono in tutto 7 nell’Area contabile, e spiega: «Le difficoltà che incontriamo in questo momento sono rappresentate dall’acquisizione delle materie prime, a causa della scarsità delle risorse economiche. Anche per quanto riguarda i capi d’arte abbiamo qualche problema. Prima ne avevamo due, esterni, a parcella, adesso ne abbiamo uno solo. In queste attività sono impegnati circa 60 detenuti e produciamo suppellettili, per il nostro istituto e per altre carceri di tutta Italia. Offriamo anche il servizio di lavaggio macchine, all’esterno, a clienti privati, che permette di aggiungere altro reddito ai detenuti che vi lavorano». Il vicesovrintendente capo Michele Santamaria, 51 anni, originario di Favignana, qui dal 1976, dove lavora all’ufficio conti correnti e sopravvitto dei detenuti, aggiunge: «Il nostro lavoro è delicato, perché i detenuti non possono ricevere cifre superiori a 2.000 euro, e spesso invece arrivano somme superiori, specie per gli extracomunitari che non conoscono bene le regole. Superata questa somma, non si possono fare accrediti e questo crea disagio e malumore. Il nostro lavoro è agevolato dall’uso dei computer, anche se all’inizio non eravamo preparati a questa nuova tecnologia e abbiamo dovuto fare un po’ da autodidatti».

Il lavoro sanitario
Parlano il responsabile dell’Area sanitaria dottor Giuseppe Novara e l’infermiera Leonarda Gammicchia

Il dottor Giuseppe Novara, 58 anni, originario di Trapani, a Favignana dal 1973, dove è anche medico di base, è responsabile dell’Area sanitaria. Così descrive e analizza la situazione all’interno della casa di reclusione: «Sono assistito da sei unità di guardia medica 24 ore su 24, mentre per le specialistiche è un po’ diverso. Prima avevamo un po’ tutte le branche proprio per la condizione di insularità, oggi per ragione di budget abbiamo ridotto e abbiamo solo odontoiatria, e sulla carta abbiamo un cardiologo che di fatto non utilizziamo, perché abbiamo attivato un servizio di telemedicina.
Abbiamo uno psichiatra e un’infettivologa che viene anche lei a chiamata. Abbiamo quattro infermieri a parcella e due dell’amministrazione e una fisioterapista e una della medicina del lavoro non utilizzata, a causa sempre del budget ridotto. L’istituto oggi è affollato soprattutto da detenuti ex tossicodipendenti, con patologie connesse. Purtroppo qui arrivano tutti questi soggetti, come è accaduto qualche anno fa, con gravi problemi che abbiamo difficoltà a seguire. A Favignana la funzione dello psichiatra è vitale, perché abbiamo una grossa percentuale di detenuti con gravi problemi psichiatrici. I problemi principali restano l’insularità, le difficoltà di collegamento, un Sert che viene quando viene e fa qualche incontro e basta. Né riusciamo ad aggiornare quel po’ di attrezzatura di cui disponiamo. Abbiamo speso tanti soldi per la radiodiagnostica, ma ad oggi ancora non abbiamo un tecnico di radiologia. Per cardiologia c’è lo stesso problema». L’infermiera a parcella Leonarda Gammicchia, dal 1988 in istituto, con due colleghi di ruolo e quattro parcellisti, lei compresa, aggiunge: «Riusciamo a coprire il servizio, anche se sarebbe utile avere un aiuto in più la mattina. Noi garantiamo la copertura per tutte le 24 ore. Per fare questo lavoro bisogna essere portati e bisogna avere un certo modo di fare. Perché il paziente che incontriamo qui è un paziente particolare. È importante avvicinare il paziente detenuto dal punto di vista psicologico. Ogni soggetto è diverso dall’altro e per la nostra opera siamo molto richiesti e benvoluti».