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rebibbia1Lo spettacolo dei detenuti-attori sull’Inferno di Dante conquista la stampa internazionale. Articoli e servizi televisivi dalla Cina e dalla Turchia raccontano il successo di un esperimento mai tentato prima: portare l’arte fuori dal carcere attraverso la fibra ottica e il web

31 ottobre 2016 -  “Nessuno dei due luoghi potrebbe essere più lontano dall’altro, idealmente e materialmente: da una parte la cultura, lo scintillio e il tappeto rosso dell’11mo Festival del cinema di Roma, dall’altra, in un quartiere periferico a est della capitale, il carcere di Rebibbia, più di 1500 detenuti, alte mura e un reparto di massima sicurezza. Eppure per un giorno questi due luoghi sono appartenuti allo stesso mondo”.


E’ questa l’immagine di Rebibbia che ha scavalcato i confini nazionali ed europei ed è arrivata fino in Cina. Mentre la stampa turca sottolinea il valore di un esperimento mai tentato prima.
Potere della stampa e dei nuovi media, in grado di arrivare in tempo reale in ogni parte del pianeta. Merito del lavoro e dell’intuizione di chi ha creduto in un’idea e l’ha lanciata in mondovisione. Tutto questo è reso possibile dal fatto che per la prima volta al mondo l’auditorium di un carcere, grazie alla collaborazione tecnica di Unidata Spa, è connesso attraverso la fibra ottica con l’esterno.
Alla presenza del Capo del DAP, Presidente Santi Consolo e del Sindaco di Roma Virginia Raggi, la pièce teatrale “Dalla città dolente” è decollata via web dal palcoscenico dell’istituto romano e diretta all’auditorium del Maxxi, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo. L’esperimento, mai tentato prima da un carcere, ha portato molto più lontano di quanto immaginato, conquistando la stampa internazionale. E se l’obiettivo dello spettacolo che ha raccontato l’Inferno di Dante in full Hd era quello di abbattere muri e cancelli per proiettare la cultura rinchiusa oltre confine, i risultati hanno superato davvero tutte le aspettative.
Due regie, una per lo spettacolo teatrale dal vivo davanti a una platea di più di 300 persone e l’altra per lo streaming, con 6 telecamere piazzate sul palcoscenico e in sala, 20 attori-detenuti, l’esperienza di anni di pièces e sperimentazioni in carcere, tanto lavoro e una grande energia: questi gli ingredienti che hanno decretato il successo dell’evento pensato e realizzato dal regista Fabio Cavalli e dalla produttrice Laura Andreini Salerno con il sostegno del Mibact e dell’Assessorato alla Cultura della Regione Lazio. Sul palco di Rebibbia il calore del teatro, dallo schermo dell’auditorium del Maxxi le emozioni catturate dai primi piani e dalle inquadrature ravvicinate. Uno spettacolo nello spettacolo, senza precedenti, che non poteva passare inosservato, soprattutto perché partito da un carcere.
“Non c’è da sorprendersi - scrive la stampa turca - visto che 4 anni fa, sullo stesso palcoscenico, con la stessa compagnia, due fra i più noti registi del Paese, i fratelli Taviani, hanno girato un film, ‘Cesare deve morire’, che ha conquistato l’Orso d’oro al Festival di Berlino”.
“Per quanto sperassi in una certa risonanza di questo primo esperimento di video teatro da un carcere trasmesso attraverso lo streaming e il web - commenta il regista Fabio Cavalli -, mai mi sarei immaginato che l’evento fosse ripreso dalla stampa e dalla televisione cinese e anche da quella turca visto anche che la Turchia in questi mesi sta vivendo un momento difficile nel rapporto tra potere, giustizia e carcerazione”.
E’ stato grande anche il successo complessivo di questa prima collaborazione fra Fondazione Cinema per Roma, Fondazione Enrico Maria Salerno e Carcere di Rebibbia, con tre proiezioni di film in uscita nelle sale (Sole, Cuore, Amore di  Daniele Vicari ha commosso particolarmente la platea composta di “liberi” e “detenuti”), oltre al teatro dei detenuti in streaming.

Come è nata l’idea del collegamento streaming per gli spettacoli?
“Volevamo consentire alle espressioni artistiche che nascono in carcere, e là sono relegate per motivi giudiziari, di essere fruite da un pubblico vasto - sottolinea il regista -, prima di tutto per il valore sociale che ha il fatto di poter incontrare il detenuto in quanto essere umano e artista. E poi perché questa forma di comunicazione che avviene in diretta, offerta al pubblico del Maxxi e del web, rappresenta una nuova forma d’arte che è insieme teatro, cinema e televisione.
Nella mia prospettiva, questo tipo di metodologia comunicativa dovrebbe diventare un’ottava arte, che nasce da un carcere. Avviene già per i teatri degli altri Paesi, soprattutto in Inghilterra. Ogni anno al cinema vengono proiettati spettacoli che arrivano da Londra. Perché non farlo anche tra Roma e Milano? Qualche anno fa sarebbe stato impensabile. Oggi tutto questo è consentito dalla banda larga. Si tratta solo di provare”.
Cosa c’è nel futuro del progetto?
“L’eco di questo evento arrivato così lontano ritorna indietro e riverbera nuovi effetti sulle azioni che abbiamo intrapreso - sottolinea Cavalli -. Usciamo dal carcere di Rebibbia, dalla fase sperimentale ed entriamo nella concreta possibilità di realizzare l’’ottava arte’.

Non escludo che in futuro si possano utilizzare i droni per le riprese degli spettacoli in diretta streaming dal carcere. Tutto questo si regge sulla volontà determinata di un Ministero e di una Amministrazione che si stanno dimostrando capaci di comprendere che più forte della malavita è lo stupore che possa esistere una buona vita. La tecnologia genera stupore che, se messo a buon fine, può diventare il paradigma di una alternativa esistenziale”.
(fonte REDATTORE SOCIALE – Teresa Valiani)

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