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I progetti trattamentali attivati nelle carceri lombarde volti alla creazione di opportunità di lavoro.
Servizi di Fosca Di Tullio

BUSTO ARSIZIO

Nel carcere di Busto Arsizio il trattamento e il reinserimento sociale hanno un sapore dolce, quello della cioccolata.

La direzione della Casa Circondariale, infatti, in accordo con la società “Dolci Libertà” ha disposto la realizzazione – presso l’istituto penitenziario – di un laboratorio di cioccolateria, biscotteria artigianale e pasticceria fredda poiché investire sulla creazione di professionalità è senza dubbio una delle possibilità maggiori che l’attività trattamentale è in grado di offrire una volta scontata la pena.

I locali da adibire a laboratorio, concessi in comodato gratuito dalla Casa Circondariale alla società, sono stati individuati in quella che era la palestra dell’istituto: 600 mq,  ormai da tempo in disuso, attualmente sottoposti a lavori di ristrutturazione e adeguamento che saranno ultimati nel mese di luglio. L’ampia metratura, infatti, permetterà la creazione di spazi adeguati per un impianto che avrà tutte le carte in regola per inserirsi in un mercato di riferimento molto ampio, rappresentato da gelaterie e pasticcerie. Il progetto, inoltre, prevede la copertura di nicchie particolari di clienti per i quali è prevista una produzione personalizzata o a tema.

“Il progetto comunque è già partito – spiega l’educatrice Rita Gaeta – con 32 detenuti che frequentano il corso di formazione ai quali se ne affiancheranno presto altri 10. Trattandosi di una Casa Circondariale, vi è un cambio continuo di partecipanti, poiché le pene non sono mai troppo lunghe, e in questa maniera vi è un avvicendamento continuo di reclusi che hanno la possibilità di apprendere il mestiere di pasticcere”.

La scelta degli allievi ricade su persone motivate nei confronti dell’impegno lavorativo e con un residuo pena di durata sufficiente a consentire il completamento del corso e l’impiego nella struttura. Questo è fondamentale in quanto la preparazione e la certificazione ottenute saranno spendibili anche e soprattutto una volta concluso il periodo detentivo. Inoltre, poiché il mercato iniziale di riferimento – in attesa di un successivo ampliamento – sarà circoscritto al territorio lombardo, sarà possibile utilizzare tale esperienza per recuperare un diretto rapporto con il territorio, facilitato dalla presenza consistente di grossisti nelle vicinanze.

Attualmente, in attesa del completamento dei lavori in palestra, i laboratori si trovano nei locali adiacenti alla cucina dei detenuti ed è lì che vengono create le specialità dolciarie: praline, cremini e cremoni, tavolette di cioccolata farcite, dagées – ovvero nocciole, mandorle, chicchi di cafè e pistacchi ricoperti di cioccolato – tartufi, e creme spalmabili; tutti i prodotti hanno come ingrediente di base il cacao.

Alla cioccolateria si affiancherà successivamente un’attività completa di produzione e confezionamento di vari tipi di prodotti dolciari da introdurre nel mercato all’ingrosso e al dettaglio. La produzione pasticcera si arricchirà di biscotti, semplici e ricoperti di cioccolato oltre a torte e tortine che verranno prodotti sia al dettaglio sia per la grande distribuzione organizzata.

La scelta dei detenuti da inserire nel programma sarà effettuata da un’équipe composta da un responsabile dell’area trattamentale, un agente di Polizia Penitenziaria e dal datore di lavoro che valuteranno, attraverso un colloquio, la reale volontà del detenuto di partecipare all’attività lavorativa e di rispettare le regole che l’inserimento nel programma comporta. Alla stessa équipe spetterà il compito di osservare e giudicare il percorso trattamentale scelto per ogni detenuto, valutandone periodicamente i risultati e gli eventuali progressi raggiunti.

La società “Dolci Libertà” avrà l’onere di occuparsi della manutenzione dei locali e delle attrezzature, alcune di esse concesse in comodato d’uso gratuito dalla direzione dell’istituto. Dovrà poi predisporre il piano per l’igiene e la sicurezza sui posti di lavoro in linea con le norme sancite dalla legge 626 del 1994. Potrà avvalersi della facoltà di svolgere e gestire anche le commesse che arrivano dall’esterno, sia da parte di attività private che pubbliche.

Il valore aggiunto dell’iniziativa consiste nel fatto che la società, sottoscrivendo la convenzione con l’Amministrazione Penitenziaria, si è impegnata a stipulare con i detenuti regolari contratti di lavoro subordinato, al termine del periodo di formazione, con la previsione di assumere fino a un massimo di 48 persone.

La Casa Circondariale di Busto Arsizio, sottoscrivendo la convenzione, si è assunta il compito di favorire l’attività lavorativa attraverso il controllo, da parte del personale di Polizia Penitenziaria, del rispetto degli orari di lavoro e agevolare l’attività del personale incaricato dalla società “Dolci Libertà” soprattutto per ciò che concerne la consegna dei materiali, il controllo e il ritiro dei dolci preparati.

MILANO BOLLATE

La vocazione della II^ Casa di Reclusione di Bollate, quella cioè di voler essere una custodia attenuata, si ritrova anche nell’ultimo Progetto Sperimentale Regionale “RAEE” (Rifiuti Apparecchiature Elettriche e Elettroniche) attuato nel carcere e sottoscritto dalla Regione Lombardia, dal Provveditorato e dall’Amsa, azienda che si occupa della pulizia delle strade di Milano e della raccolta dei rifiuti sia ordinari che ingombranti.

Il progetto prevede, proprio in questo settore, il trattamento dei detenuti del carcere milanese con finalità di inserimento lavorativo; inoltre, il protocollo sottoscritto dall’Amministrazione Penitenziaria è stato pensato con un occhio di riguardo alla tutela e all’impatto ambientale.

A supportare l’iniziativa anche il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con la funzione di stazione appaltante e organo territoriale di competenza per la sovrintendenza all’esecuzione di lavori pubblici, istituzione che si va ad affiancare alla Regione Lombardia, soggetto promotore e finanziatore dell’iniziativa che erogherà 2.000.000 euro. La somma sarà utilizzata per la realizzazione del capannone prevista all’interno della II^ Casa di Bollate, struttura che sarà adibita al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici più o meno ingombranti. Il Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria della Lombardia sarà il soggetto incaricato di attuare il progetto nato con l’idea di offrire un contributo alle persone svantaggiate, in esecuzione penale o che sono state dimesse dal carcere, per aiutarle a riappropriarsi di un contatto diretto con il territorio, promuovendo il loro inserimento lavorativo e occupazionale qualificato. Inoltre, il progetto prevede il coinvolgimento attivo dell’economia sociale e del sistema profit territoriale per sostenere la continuità delle iniziative e della valorizzazione dell’impegno sociale delle imprese.

Il concorso e la partecipazione di più istituzioni rendono l’iniziativa di particolare rilevanza sia dal punto di vista dell’ideazione che della realizzazione. Inizialmente il piano di lavoro prevede l’inserimento di 30/40 detenuti che, una volta raggiunta la piena operatività del servizio, arriveranno a 100/120 unità, tutti adeguatamente preparati attraverso la partecipazione a un corso di formazione professionale. Il valore aggiunto dell’iniziativa, infatti, è l’alto livello professionale che i partecipanti ottengono dapprima con la formazione e successivamente con l’esperienza lavorativa.

L’obiettivo che si vuole raggiungere con l’attuazione del progetto è duplice: da una parte si cerca di migliorare la qualità dell’ambiente – indirizzando il flusso dei rifiuti presso il nuovo stabilimento – grazie al contributo dell’Amsa che gestirà l’impianto dal punto di vista tecnico. Dall’altra si vuole concretizzare e valorizzare lo sviluppo delle attività trattamentali all’interno dell’istituto milanese.

La libertà e il recupero, infatti, si fondano sul lavoro e sulla capacità del detenuto di ricreare quel legame interrotto con la società. È proprio su questo principio che si basa l’iniziativa, caldeggiata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che è stata avviata da tempo con la sensibilizzazione in tema di educazione ambientale, sia dentro che fuori dal penitenziario. Nella II^ Casa del Carcere di Bollate, infatti, già da tempo sono stati attivati servizi di raccolta differenziata all’interno delle sezioni e di collaborazioni per il servizio di pulizia degli spazi urbani e dei siti naturalistici. È proprio in linea di continuità con queste iniziative che è stato proposto questo tipo di progetto all’interno del penitenziario milanese.

Per il monitoraggio continuo delle attività sarà istituito un comitato formato da tre componenti – un rappresentante scelto per ogni soggetto attuatore – che andranno ad unirsi, nell’osservazione dell’operato, al Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria e ai rappresentanti dell’Assessorato Regionale.

Favorire il recupero dei rifiuti e delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, consentendo in tal modo la riduzione dell’impatto ambientale, rientra nelle linee guida sancite dal D.lgs 15/2005 ed è senza dubbio un’occasione unica per creare e sostenere un attivo processo di collaborazione tra il sistema penitenziario e quello economico-produttivo del Paese. Solo favorendo questo scambio, come avviene quotidianamente all’interno dei penitenziari italiani con le cooperative, si riesce a valorizzare il lavoro quotidiano degli operatori di settore e degli agenti che svolgono il proprio lavoro all’interno delle sezioni detentive.

All’interno della II^ Casa di Reclusione di Bollate, con la realizzazione del Progetto Sperimentale Regionale “RAEE”, si vogliono agevolare modalità di espiazione della pena alternative alla detenzione. La realizzazione di tale proposito è possibile solo a fronte della garanzia, da parte dei detenuti, di un effettivo impegno nell’organizzare in gruppo le attività per migliorare la vita detentiva anche attraverso la salvaguardia ambientale.