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Sono 27 i casi insoluti riaperti dagli inquirenti per i quali è possibile utilizzare le moderne tecnologie investigative.
di Gabriele Sapienza

In America li chiamano “cold case” – letteralmente “casi freddi” – e sono tutti quei fatti delittuosi di cui non si è mai scoperto il colpevole e i cui fascicoli sono riposti nei freddi e impersonali scaffali delle questure.

Congelati nel tempo, questi casi irrisolti, restano vivi nella sola memoria dei diretti interessati, di coloro cioè che hanno perso una persona cara e che non si rassegnano all’idea di non conoscere mai, con esattezza, lo svolgimento dei fatti.

La ricerca della verità è spesso relegata all’inchiesta giornalistica, soprattutto televisiva, che attraverso la riproduzione filmata dei fatti cerca di ricostruire vicende cadute nel dimenticatoio. A favorire la curiosità e l’interesse per i delitti irrisolti vi sono poi il cinema e le serie televisive che portano sul piccolo e sul grande schermo immagini di nuove tecniche investigative che facilitano, quasi sempre, la risoluzione dei casi. Nonostante gli eccessi della narrazione romanzata queste storie hanno un fondo di verità, soprattutto nel portare a conoscenza dell’opinione pubblica tutta una serie di nuove e moderne metodologie di indagine tecnico-scientifica che hanno portato l’investigazione a livelli di elevata precisione e che permettono, a volte, di arrivare alla soluzione del caso e all’incriminazione del colpevole anche dopo diversi anni dall’accaduto.

La lista dei crimini che non sono stati risolti, nel nostro Paese, è molto lunga. Alcuni sono lontani nel tempo, altri hanno riempito le pagine di cronaca nera dei giornali degli ultimi anni. L’ultimo è il caso di Elisa Claps il cui corpo, dopo diciassette anni, è stato ritrovato nel sottotetto della chiesa di Potenza dove venne vista l’ultima volta prima di scomparire nel 1993 in compagnia di quello che oggi è accusato di essere il suo assassino: Danilo Restivo.

Grazie all’analisi scientifica delle prove sono stati riaperti 27 casi di omicidio o di scomparsa anche se, in totale, sono stati selezionati un centinaio di casi per i quali si hanno a disposizione numerosi reperti, circa 2.560, che non è stato possibile analizzare con le moderne tecnologie.

In molte città italiane sono stati ripresi fascicoli ingialliti dal tempo; Roma, Torino, Padova, Udine, ma anche Forlì, Pescara, Chieti, Bari e Lecce, e ancora a Savona, Pisa, Terni, Potenza, Lametta Terme e Nuoro. In ognuna di queste città è stato riaperto un caso che non trovò soluzioni ad eccezione della capitale dove sono stati riaperti ben undici casi per i quali, dagli investigatori che hanno ripreso in considerazione le prove, sono stati individuati elementi utili una possibile risoluzione.

Ad occuparsi delle indagini c’è l’“Unità delitti insoluti” creata circa un anno fa presso la Direzione centrale anticrimine della Polizia. Non meno famosi sono i quattro Reparti Investigazioni Scientifiche (Ris) dell’Arma dei Carabinieri – con sede a Roma, Parma, Messina e Cagliari – che fanno capo al RaCIS (Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche) e che entrano in campo, a seconda della materia da trattare e della collocazione geografica, per eseguire le indagini tecnico-scientifiche di competenza.

Una delle indagini riaperte è già a una fase di svolta, infatti, il Giudice per le indagini preliminari ha predisposto l’incidente probatorio e il risultato potrebbe portate a un ordine di custodia cautelare. Svolte del genere – raggiunte in meno di due anni d’inchiesta – sono già avvenute nel caso di Sabatino D’Afonso, inchiodato dalla nuova inchiesta e incriminato per essere stato individuato come il colpevole dell’omicidio di Maria Scarfò, barista del quartiere romano del Quadraro violentata e uccisa nel dicembre del 2009. E ancora – attraverso l’analisi scientifica delle prove è stato possibile assicurare alla giustizia Manuele Hemig, per aver strangolato Liliana Grimaldi; Angelo Stazzi, assassino di Maria Teresa Dell’Unto, uccisa dal collega del Policlinico Gemelli per non saldare un debito di 18 milioni e per Antonio De Pasquale, rapinatore seriale che durante un furto sparò a Gianluca Pes, guardia giurata di 32 anni.

Ma cosa muove la volontà di riaprire indagini abbandonate da anni? A volte la curiosità e l’intuito degli investigatori, altre volte è qualche nuovo caso che richiama nella memoria similitudini con quelli precedenti. Alcuni, invece, sono e rimarranno per sempre nell’oblio. Come il caso di Wilma Montesi, la ragazza di 21 anni ritrovata annegata sulla spiaggia di Capocotta, sul litorale romano. La verità non venne mai alla luce, soprattutto a causa del fatto che risultarono implicati il marchese Montagna e il figlio dell’allora vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Attilio Piccioni. Era il 1953 e il decesso fu archiviato come malore della ragazza durante un pediluvio.

Nel 1964, nella capitale, viene ritrovato il corpo di Faruk Churbagi, giovane imprenditore amante di Claire Ghobriale, moglie di Yussef Bebawi, ricco uomo d’affari egiziano. Per il delitto – il giovane fu ucciso a colpi d’arma da fuoco e poi sfigurato con il vetriolo – vengono indagati i due coniugi, che si accusano a vicenda, entrambi assolti per insufficienza di prove.

Sempre a Roma è impossibile non ricordare i delitti dell’Olgiata e di via Carlo Poma. Nel primo perse la vita la contessa Alberica Filo della Torre. In un primo momento venne accusato Roberto Jacono, figlio dell’insegnante privata dei bambini poi l’ex cameriere Manuel Winston; entrambi successivamente scagionati dal test del Dna. Le inchieste successive coinvosero l’agente del Sisde Michele Finocchi; si accertò, in seguito, il depistaggio compiuto dai servizi segreti attraverso la figura di Roland Voller, già implicato nel caso Cesaroni, quello di via Poma. Non tutti però sanno che, sei anni prima nello stesso stabile in cui perse la vita Simonetta, venne scoperto un altro delitto, tuttora irrisolto, quello di Renata Moscatelli.

E ancora ci sono i casi di Simonetta Ferrero, uccisa in un bagno dell’università Cattolica di Milano; Antonella Di Veroli, il cui cadavere fu trovato nell’armadio della sua camera da letto; Eleonora Scroppo, uccisa a colpi di pistola mentre desinava con la sua famiglia e la contessa Vacca Augusta il cui corpo fu ritrovato su una scogliera.

È impossibile elencarli tutti, la lista è tristemente nota e dolorosamente lunga, non solo per i parenti delle vittime. Per tutti, oltre al ricordo delle persone che hanno perso la vita o che sono scomparse nel nulla vi è solo un’unica e sconsolante certezza: i colpevoli sono ancora in libertà.

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