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Dopo 40 anni dalla morte dei loro mariti si sono incontrate le vedove di Giuseppe Pinelli e Luigi Calabresi

 


di Gabriele Sapienza

 

Si stringono la mano e scambiano alcune cordiali parole Gemma Capra e Licia Rognoni. Sembrano due amiche di vecchia data che il tempo e la vita hanno separato, ma dietro ai loro nomi da ragazze si nascondono i cognomi di quelli che furono i loro mariti. Queste due donne divise dalla storia sono, infatti, le vedove del commissario Luigi Calabresi e di Giuseppe Pinelli, nomi legati da quarant’anni agli anni piombo, parentesi tragica della storia italiana che ha lasciato dietro di sé molte, troppe vittime.
A volere l’incontro è stato il Presidente Napolitano, da sempre attento al tema dell’unità nazionale, considerata da ogni punto di vista. Così, nel Giorno della Memoria che ricorda le vittime del terrorismo il Capo dello Stato ha ospitato le due donne nel Salone dei Corazzieri al Quirinale.
A incontrarsi non sono state solo due famiglie, ma due concezioni di vita, due ideologie diametralmente opposte. Si è incarnata nella riconciliazione delle due donne e dei loro figli la possibilità di chiudere una parentesi oscura della vita del Paese che iniziò il 12 dicembre del 1969, alle 16 e 37 quando, a Milano, nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, a piazza Fontana, una bomba esplose lasciando senza vita 17 persone e ferendone altre 88.
A poche ore dall’accaduto fu arrestato il ferroviere anarchico Giovanni Pinelli, il quale, dopo tre giorni passati in questura, cadde dalla finestra perdendo la vita. In un primo momento fu sostenuta la tesi del suicidio, come atto salvifico e dichiarazione di colpa. Successivamente si parlò di un malore che costrinse l’uomo a sporgersi dalla finestra, perdendo l’equilibrio. La dinamica dell’incidente non fu mai, e non lo è tuttora, del tutto chiara.
Dopo tre anni dalla morte di Pinelli un commando amato giustiziò il commissario Calabresi considerato colpevole della morte del ferroviere.
Le accuse, sia a Pinelli che a Calabresi, si dimostrarono infondate. Il primo fu scagionato da ogni accusa, purtroppo solo dopo la sua tragica fine; si trovò nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il secondo, fu fatto oggetto di una violenta campagna mediatica che ebbe, come risultato finale, quello di lasciarlo isolato e vulnerabile contro quanti lo credevano colpevole. La sua unica colpa fu quella di aver messo a disposizione la sua stanza per l’interrogatorio; le indagini dimostrarono ampiamente che il commissario non era presente al momento dell’incidente.
In un gioco di accuse e rimandi di responsabilità rimane, dopo tutti questi anni, solo il dolore per la perdita di due padri, due mariti, due uomini innocenti. Un dolore che non si può dimenticare, ma che si è deciso di mettere da parte per non lasciare più la possibilità all’odio di offuscare le menti e guidare le azioni.
Da tutte le parti politiche sono arrivati segni di approvazione all’iniziativa di Napolitano. Il Presidente, visibilmente commosso, ha espresso parole di alto valore morale, oltre il tempo e la sofferenza, parole che hanno toccato il cuore degli italiani.
È vero, restano frange ostili che non vogliono abbandonano vecchie ideologie. Fazioni opposte che dopo quarant’anni ancora si fronteggiano in nome di qualcosa che non esiste più. Ma questa non è memoria, è solo rancore.
Serbare il ricordo è giusto, per le vittime soprattutto, perché la valenza del loro sacrificio dipende da ciò che è rimasto nella memoria attuale. È giusto in un giorno a loro dedicato, ma è giusto, in particolar modo, in tutti i giorni della nostra vita, tramandando ai nostri figli la conoscenza senza il filtro del rancore.
Oggi è difficile, per chi non li ha vissuti, ricordare quegli anni. È difficile perché sono cambiati i tempi, perché l’odio e la voglia di reazione si sono spostati su alti fronti. Ma per chi ha perso tutto, in un attimo di pura follia, dimenticare è impossibile. Tanto più che ci sono orfani, vedove, madri e padri senza i propri figli. Per tutto questo l’incontro tra due donne è, per una nazione intera, sinonimo di cambiamento, nuovo inizio.
Due mondi opposti che hanno in comune la forza del dolore e la semplicità dell’amore. Due mondi che, incontrandosi, hanno generato una nuova aspettativa. “Un passo verso la giustizia e la libertà”, spera la vedova Pinelli. “Dapprima viene il dolore – aggiunge la vedova Calabresi – ma se si sa attendere, nei tempi lunghi, la gioia e il riconoscimento arrivano”.
Il tempo mitiga il dolore e lo trasforma, anche se non lo fa scomparire.
La storia divide, la storia riunisce.

 
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