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Giorgio Vecchiani, 77 anni, originario di Pisa, dal 1986 è impegnato nel carcere in qualità di direttore della Cooperativa Don Bosco. «La Cooperativa - spiega - offre, attraverso una serie di corsi, la possibilità ai detenuti che possono usufruire sia dell’articolo 21 sia della semilibertà, di acquistare una professionalità e poi di lavorare con regolare contratto di lavoro. Attualmente ne abbiamo 14 e stanno seguendo lavori di giardinaggio, presso l’azienda ospedaliera pisana, con l’Amministrazione provinciale e anche con dei privati.
Oltre ai lavori della Fattoria Don Bosco che dispone di ottomila metri quadri di terreno, già concesso dal Comune, di alcuni ruderi che stiamo ristrutturando, dove stiamo realizzando un vivaio per la Forestale, l’altro lavoro importante proposto dalla Cooperativa è quello di stenotipia, della durata di sei mesi. Oggi già due detenuti sono in grado di lavorare con questa tecnologia e già ci è arrivata la prima offerta da parte dell’Università di Pisa, che ci ha incaricati di registrare e trascrivere alcuni corsi universitari. La cosa straordinaria è che a fare questo lavoro sono ex-tossicodipendenti. Fino ad oggi posso dire con entusiasmo che sono già 42 le persone che la Cooperativa ha seguito dalla sua nascita. Siamo grati ai tanti volontari che ci aiutano, ma non basta il volontariato, occorrono altri educatori per seguire al meglio questi ragazzi. Stiamo, poi, prendendo contatto con i comuni di Vecchiano e San Giuliano, per offrire la disponibilità di questi ragazzi nel mercato del lavoro. A gennaio la provincia di Pisa stipulerà una convenzione della durata di tre anni, per la trascrizione delle sedute del Consiglio provinciale. In futuro avremo grosse possibilità di inserire molti giovani sia in società sia presso alcune famiglie. E questo ci riempie di speranza. Molte cose stanno finalmente cambiando».
Anche il presidente della Cooperativa Don Bosco, Benedetto Benedetti, vuole aggiungere qualche nota: «La mia storia comincia a Lucca con il direttore Cerri, quando ci trovammo a concordare fermamente sul principio che il detenuto prima di tutto è una persona. Forti di questo principio abbiamo proceduto in questa direzione a piccoli passi, per tentativi, che apparivano come gocce nel mare. Anche la Cooperativa è una goccia nel mare, però è una goccia un po’ più grossa».

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